CRITICA SCOLARO 2 - MARISA STROZZI

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CRITICA SCOLARO 2

...Le tavole e i fogli sono i campi di Marisa Strozzi. Luoghi dei quali rivelare la vocazione, da dissodare e da conquistare al significato. Quel seme, qui, si è mutato in segno, germoglia in grafia, si scopre capace di rispondere all'urgenza, facendosi punto che interrompe il vuoto, ritmo che si oppone al silenzio dello spazio. Confonde le idee e sovverte le abitudini, sostituendosi, sul legno, come sulla pagina, al chiodo. Che, peraltro, Marisa, secondando lo scambio di proprietà, "semina liberamente tra le zolle", convinta, al di là di ogni ragionevolezza, che non esista gesto fiducioso che non sia già, di per sé, fecondo.
Dal suo sacco, ancora, ha tratto quella farina che, di volta in volta, sa essere velo trasparente e impalpabile, impossibile da fissare su un supporto fino a che non avrà deciso di posarsi, pigmento e colore, fluido docile nella colla con cui scrivere, impasto spesso, complice volentieri, o suo malgrado, nell'imprigionare altri materiali da coinvolgere nella creazione. Da inserire in opere sempre nuove che, a distanza di appena un anno, Marisa sa, oramai con certezza, ci saranno, perché i suoi gesti, in cui confluiscono saperi antichi, individuali e collettivi come quelli che portano dal seme al pane, sono quelli di un artista. E sono, quindi, necessari e inesorabili, come la macina per ridurre il chicco in polvere, come il tempo, che, solo, consente di crescere, di maturare, di trasformare e trasformarsi.

Michela Scolaro

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