MOSTRE - MARISA STROZZI

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MOSTRE

Nulla succede per caso, neppure nell’universo delle coincidenze. E nulla si perde, come già avevano capito gli antichi greci anticipando le più moderne formule del principio di conservazione dell’energia. E’ rimasto chiuso a lungo il sacco della farina di Marisa Strozzi. Ma come una falda che sparisce, scorre sotterranea e riemerge improvvisa, inarrestabile, distante dalla sua origine, era fatalmente destinato a riaprirsi. Ma è ancora lo stesso fiume o, nel frattempo, è diventato qualcosa di diverso? Marisa si pensa “nella continuità dai quindici ai cinquanta anni, sempre qui a fare le stesse cose, a riflettere sugli stessi segni”. Mescolando polveri sottili, farina, sabbia, limatura, con la colla, impedisce di scomparire all’ineffabile, inventa un corpo riconoscibile a elementi caratterizzati dall’assenza: di forma, di peso, di colore e di durata, complici foglio e tavola. Gli insegna un ordine. O, meglio, glielo impone. Con tutta la sua tenerezza, Marisa sa essere perentoria.   

Michela Scolaro

SEGUE




...Le tavole e i fogli sono i campi di Marisa Strozzi. Luoghi dei quali rivelare la vocazione, da dissodare e da conquistare al significato. Quel seme, qui, si è mutato in segno, germoglia in grafia, si scopre capace di rispondere all'urgenza, facendosi punto che interrompe il vuoto, ritmo che si oppone al silenzio dello spazio. Confonde le idee e sovverte le abitudini, sostituendosi, sul legno, come sulla pagina, al chiodo. Che, peraltro, Marisa, secondando lo scambio di proprietà, "semina liberamente tra le zolle", convinta, al di là di ogni ragionevolezza, che non esista gesto fiducioso che non sia già, di per sé, fecondo.  

Michela Scolaro

SEGUE

 
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