PROFILO - MARISA STROZZI

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PROFILO

La biografia di Marisa Strozzi è come le sue opere: sobria, essenziale, immediata. è nata a Latina, nel febbraio del 1955, e si è iscritta al Liceo artistico nello stesso giro di mesi in cui, in Europa, si davano alle fiamme i registri, i banchi, i tavoli inclinati per disegnare. La fantasia al potere dilagante travolgeva le abitudini, gli schemi, le categorie, ideali e materiali. Dietro all’artista/performer Claudio Cintoli, suo professore di figura precocemente scomparso, Marisa sperimenta allora la profusione, l’accumulo, la pienezza e la dissipazione feconda: sono le occasioni che si moltiplicano, le potenzialità che si trasformano in realtà attraverso l’atto artistico, passando veloci dalla forma del progetto alla sostanza dell’opera, in cui si fissa perfino la poesia labile e imperativa del segno verbale. Era un tempo esaltante e vertiginoso. Ma a tutto quel pieno Marisa opponeva già una sua personale ricerca del vuoto, del silenzio, della concentrazione. Di quella dimensione in cui ogni elemento, sia pur minimo, assume intero il suo valore e risuona a lungo, si tratti di gesti, di parole, di note, cifre o colori.
La stessa istanza di concretezza, la medesima volontà di ricondurre a ragione tensioni contrastanti, idealità confuse tra arte e vita, la porta a preferire poi la struttura e l’approfondimento programmato della formazione universitaria (almeno così dovrebbe essere): al Dams di Bologna si laurea con una tesi sulla storia del paesaggio emiliano del Settecento. Una ricerca pionieristica di geografia dell’uomo, una riflessione su assetti in trasformazione e necessarie tutele. Sulla realtà di ieri e di oggi. Sulla memoria da preservare.

Michela Scolaro

 
 
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